Introduzione

Dante Alighieri
Dante Alighieri. [1]

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura;
Chè la diritta via era smarrita.
Ahi quanto, a dir qual era, è cosa dura,
Questa selva selvaggia e aspra e forte,
Che nel pensier rinnova la paura!
Tanto è amara, che poco è più morte.
Ma, per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
Dirò dell’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Dante Alighieri[2]

L’interesse per la storia della mia famiglia, da dove venivano e dove andarono i miei antenati, il mondo in cui vivevano, cosa li spinse a prendere le decisioni che presero, giusto per citare alcune delle domande che mi ronzavano in testa, è sempre stato nella mia mente. Non solo questo, ma anche gli innumerevoli e affollati banchetti in occasione di festività, matrimoni ed altro, ai quali un infinito, o così a me sembrava, numero di cugini e cugine partecipavano, mi piaceva ed affascinava, così come le varie storie che venivano raccontate, spesso in forma di aneddoti, ma sempre con il presupposto di veridicità.

Con il senno di poi mi rammarico di non aver iniziato già allora ad annotare nomi, luoghi, date, storie. Ma da giovane, in tutt’ altre faccende affaccendato[3] e comunque convinto che tali storie sarebbero rimaste indelebili nella mia mente, perché ripetute ad ogni incontro, non diedi molta importanza alla necessità di scrivere tutto quello che ascoltavo.

I miei primi Incontri con la Genealogia

A metà degli anni ’90 del XX secolo il mio primo vero incontro con la genealogia: ricevetti da mio padre un albero genealogico con le discendenze di Francesco Andò, mio trisavolo, redatto da Padre Teodoro, il quale si concentrò appunto su quel ramo della famiglia e soprattutto sui nomi dei parenti vicini e lontani. Tale albero non aveva né date né luoghi, ma era comunque un buon punto di partenza per chi come me sapeva ben poco dei suoi antenati, a parte il nome ed il luogo di nascita dei nonni.

Alla fine degli anni ’90 poi il mio secondo incontro con la genealogia e questa volta più approfondito del primo: il mio prozio Don Virginio venne a trovare mia madre e le presentò la bozza di un capitolo del libro che stava scrivendo e che fu poi pubblicato nel 2010 con il titolo Acquasanta Volume IV[4].

In tale capitolo si leggeva, e si può leggere ancora oggi, ciò che Don Virginio trovò nei registri parrocchiali e notarili riguardo tra le altre anche la famiglia Cognoli, una storia che va da metà del XVIII secolo fino al XX secolo, due secoli della storia di una famiglia in uno dei tanti borghi dell’Italia centrale, borghi che hanno visto molti cambiamenti politici, passando dallo Stato della Chiesa, alla Repubblica Romana, fino al Regno d’Italia ed infine all’attuale Repubblica Italiana.

Pur avendo quindi in mente tutto il tempo di voler iniziare a raccogliere ed organizzare le informazioni sui miei antenati, vicende familiari e lavorative mi impedirono di trovare il tempo per questa che più tardi diventò una passione e solo nel 2016 iniziai il mio vero viaggio nella genealogia, il quale è un viaggio non solo tra nomi e date, ma anche attraverso luoghi ed epoche, attraverso sogni e rivolgimenti, attraverso gioie ed anche sofferenze. Genealogia, infatti, non è solo la mera lista di nomi e date, genealogia significa storia, geografia, religione, politica, temi sociali e lavorativi. Genealogia è la storia dei nostri antenati, dove, quando e come hanno vissuto. L’unica cosa che forse non si scopre in un simile viaggio, è il perché delle loro scelte, lo possiamo forse intuire o spesso solo farne congetture, alla fin fine, possiamo anche scrivere la nostra storia così come ce l’immaginiamo, come un romanzo, ché tanto i nostri antenati non potranno contraddirci. Genealogia è inoltre anche onomastica ed araldica e quanto di curioso si può leggere nei vari documenti consultati.

I miei primi Passi nella Genealogia

Già all’inizio delle ricerche genealogiche, dopo aver inserito il mio piccolo albero genealogico, con le poche informazioni che avevo da quello di Padre Teodoro, feci conoscenza con una cugina di 4° grado residente in Australia, Laura (pronunciata all’inglese /ˈlɔɹə/, qualcosa come Lora, con la R moscia), anche lei appassionata di genealogia. Anche lei aveva una copia di quell’albero: che piacevole sorpresa! Subito ci scambiammo le informazioni che avevamo, lei avendone più di me visto che aveva cominciato le sue ricerche molto prima. Più tardi, nell’ottobre del 2018, la conobbi finalmente di persona, a Roma. Quasi contemporaneamente feci conoscenza di un altro cugino, di 3° grado, Jerral, residente dall’altro capo del mondo, negli Stati Uniti. Questi due successi iniziali accrebbero ancor di più la mia passione appena nata per la genealogia e mi spinsero ad ampliare la meta del mio viaggio: non solo scoprire i miei antenati, ma anche i cugini lontani, che fino ad allora neanche sapevo di avere.

In questo mio viaggio personale nella genealogia ho percorso strade a volte dritte a volte contorte, ho fatto errori e son tornato indietro, ricominciando da capo o scegliendo un nuovo punto di partenza. L’albero genealogico è diventato una foresta, spesso intricata ed impervia, a volte invalicabile, a causa non solo della distanza temporale ma anche di quella spaziale.

Nel frattempo, la genealogia stessa si è evoluta ed ampliata. A quello che un tempo era mera ricerca documentale si è andata ad aggiungere la genetica, che ci dà la certezza della consanguineità ed ecco che da genealogia e genetica si parla oggi sempre più spesso di genetealogia, e sì, sia Laura che Jerral hanno fatto il test del DNA, come l’ho fatto io, per mezzo del quale abbiamo potuto confermare la nostra consanguineità!

Questo è quindi il mio diario di viaggio, che presenta non solo i risultati delle mie ricerche, ma anche i metodi e gli strumenti da me usati, contiene gli errori che ho fatto e che sono da evitare, così come le storie di famiglia raccontante, a volte solo leggende, a volte vere e documentate, altre volte da me stesso semplicemente romanzate. In questo diario annoto anche i ricordi, i quali però sono altamente soggettivi. Quello che è nella nostra memoria può essere differente da quello che ricorda qualcun’altro, anche se riferito allo stesso fatto, allo stesso luogo, o allo stesso tempo.

Buon Viaggio!

Roberto S. Greco, detto Roby, detto Ciro.

L’entrata ad Alessandria. [7]
La Cattedrale di Santa Caterina. [8]

P.S.: Un’ultima precisazione: su queste pagine, quando si parla di Alessandria, se non altro specificato, si intende Alessandria d’Egitto[5].

Fino ad oggi, non ho trovato alcun parente o antenato che sia nato, abbia vissuto, o sia deceduto ad Alessandria in Piemonte.

Inoltre, sempre se non altrimenti specificato, quando si parla di Santa Caterina (o S. Caterina o abbreviato con StCat) si intende la Cattedrale di Santa Caterina[6] ad Alessandria d’Egitto.


[1] Da [tommaseo1865, pag. II].

[2] Dante Alighieri (Firenze 1265-Ravenna 1321), La Divina Commedia, L’Inferno, Canto I, 1-3. [tommaseo1865, pag. 5 (pag. 79 del pdf)].

[3] Giuseppe Giusti (Monsummano Terme 1809–Firenze 1850), Sant’Ambrogio, II ottava in [fioretto1877, pag. 386].

[4] [cognoli2010]

[5] In arabo: الأسكندرية‎ [al-Iskandariyya]; in greco antico: Ἀλεξάνδρεια [Alexándreia]; in latino: Alexandrea ad Aegyptum; in inglese: Alexandria; in francese Alexandrie; in tedesco: Alexandria; in russo: Александрия [Alexandriya].

[6] In arabo: كاتدرائية سانت كاترين‎ [katidrayiyat sanat katirina‎] in El Mancheya el Soghra (المنشية الصغرى).

[7] Foto di sconosciuto scaricata il 15.10.2020 da https://www.news247.gr/kosmos/diodia-stin-alexandreia-grammena-sta-ellinika.6144973.html.

[8] Foto propria scattata il 26.12.2017.